Avrete sicuramente notato che martedì, sia i quotidiani che i telegiornali, erano tutti concentrati sul “processo Eternit”svoltosi il giorno precedente.

Lunedì, infatti, la Corte d’Appello di Torino ha condannato l’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny a 18 anni di carcere, perchè ritenuto, insieme al barone belga Louis De Cartier deceduto pochi giorni or sono, responsabile dellamorte di 200 persone per esposizione all’amianto, oltre che del disastro ambientale intorno agli stabilimenti di Casale Monferrato, Bagnoli e Rubiera.

Ma sapete con esattezza che cos’è l’amianto e soprattutto da cosa nasce questo processo che dura ormai da diversi anni?

L’amianto-cemento è un tipo di materiale molto resistente, battezzato Eternit (da eternità) proprio per questa sua caratteristica peculiare. Inventato nel 1901, venne utilizzato nella realizzazione di tubi di acquedotti, coperture di edifici, lastre, tegole, e oggetti di uso comune, in tutto il mondo, e in Italia veniva anche prodotto da ben 4 industrie, la più grande quella di Casale Monferrato.

Ma nel 1943 in Germania l’amianto, e di conseguenza il suo impiego, fu messo al bando a causa della sua tossicità, mentre il nostro Paese dovette aspettare ben altri cinquant’anni prima di riconoscerlo come un materiale così nocivo alla salute da causare il mesotelioma pleurico (cancro alla pleure).

Durante questo periodo i proprietari degli stabilimenti erano ben a conoscenza della situazione ma non cessarono la produzione di manufatti, anzi, cercarono di mantenere i loro operai in uno stato totale di ignoranza sui danni che le fibre di amianto provocavano, tutto questo con lo scopo oltre che di prolungare l’attività, anche di accresce i profitti.

Il processo agli industriali Schmidheiny e Cartier iniziò nel 2009, dopo una serie di indagini messe in atto dal magistrato Raffaele Guariniello riguardo alle numerose morti che affliggevano gli operai delle industrie Eternit, e le persone che vivevano intorno a questi siti.

capi di accusa fin dall’inizio furono due, ovvero “omissione volontaria di cautele anitinfortunistiche” e “disastro doloso ambientale permanente”. Il primo punto credo che si spieghi da sé, mentre il secondo venne emesso in quanto i proprietari erano a conoscenza di ciò che sarebbe capitato ai loro dipendenti a distanza di anni dal contatto con l’amianto, e nonostante questo non chiusero la loro attività ma proseguirono senza nessun rimorso di coscienza. Si parla di ambientale e permanente in quanto le fibre di amianto sono state abbandonate sia all’interno che al di fuori dalla fabbrica, una volta fallita l’attività.

In Italia, perciò, l’amianto è tuttora un pericolo che continua ad uccidere, in quanto il periodo di incubazione del mesotelioma varia dai 30 ai 40 anni, dopo il contagio, diretto per gli operai, indiretto per la popolazione che viveva o vive nei pressi dei grandi centri industriali, anche se in disuso. Si stima l’esistenza di 32 milioni di tonnellate di materiale contaminato in 2,5 miliardi di metri quadrati di coperture di cemento-amianto lungo il nostro stivale.

I dati allarmanti sulla mortalità da Eternit (1800 morti solo nel Monferrato e nell’Alessandrino) non sono stati però sufficienti per stimolare la promozione di azioni volte a bonificare il territorio, e solo 13 regioni per il momento stanno provvedendo al problema. Tra questi ovviamente il Comune di Casale Monferrato, che da anni sta spendendo diversi milioni di euro per la bonifica del sito. Proprio per questo motivo la Corte d’Appello di Torino durante la sua sentenza, ha disposto un risarcimento di 30,9 milioni al suddetto Comune, oltre che 20 milioni alla Regione Piemonte.

Ora bisognerà attendere e vedere, però, se Schmidheiny si impegnerà sul serio a risarcire le parti civili. Di sicuro questi soldi non faranno “tornare indietro” tutte le vittime che in questi anni se ne sono andate, e non saranno nemmeno in grado di riempire il vuoto da loro lasciato all’interno delle proprie famiglie. Tutta la sentenza rende però a loro giustizia, anche se ritengo che 18 anni in confronto a più di 3000 vite non sono nulla.

eternit

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