Commento al Vangelo di domenica 5 febbraio

Il libro di Giobbe è molto importante perché segna una svolta nel modo di affrontare il problema del dolore e del male. La visione antica, risalente ai tempi di Mosè, era un po’ troppo semplicistica nell’affermare che ai buoni è accordata prosperità e buona fortuna, mentre i peccatori soffrono per il male che commettono.

+

Video commento al Vangelo di domenica 29 gennaio

Ogni uomo può mettersi in ascolto di Dio, ma il peccato ostacola questa capacità. L’origine di tutti i peccati è la pretesa di bastare a se stessi e di essere padroni del proprio destino. L’uomo da sempre è tentato di credere di non avere la necessità di un riferimento trascendente come se bastassero le sue conoscenze e capacità. È evidente che un simile atteggiamento costituisce una chiusura totale, spesso aggravata dalle mille distrazioni che ci bombardano e ci anestetizzano. Il Signore però non ci ha creati per la morte, ma per la vita. Dunque non ci abbandona a noi stessi e cerca di superare il muro della nostra indifferenza inviando dei portavoce: i profeti. Sono uomini che collegano la terra con il cielo, pontefici, cioè costruttori di ponti verso l’Infinito. Anche i profeti però sono soggetti alle tentazioni, tanto che il Deuteronomio dice che è possibile che qualcuno di loro annunci qualcosa che non viene da Dio, ma dalla sua vanagloria. Il rimedio a questo male è la dedizione alla vocazione. È quanto afferma San Paolo nella seconda lettura presentando i vantaggi della verginità. Non bisogna confondere però. Il matrimonio non vale meno della vita consacrata: semplicemente è una vocazione diversa. Si parla infatti di castità anche nel legame tra coniugi, che non significa l’astenersi dai rapporti, ma la vigilanza sul proprio cuore, perché l’amore per il coniuge non sia inquinato dall’egoismo o dall’interferenza di altre passioni. Come un uomo che si lega ad una donna non deve dividere il suo cuore con amori diversi, così chi si dedica a Dio deve essere tutto per Lui, senza compromessi. Verginità diventa allora sinonimo di dedizione e la Madonna ne è il più grande esempio. Gesù insegna con autorità perché domina il male e non si allontana mai dalla volontà del Padre. La sua parola è in tutto parola di Dio. Egli è il Pontefice per eccellenza, che rende visibile il volto del Padre e che fa udire la Sua voce. I miracoli che compie vanno nella direzione di rafforzare e confermare i suoi insegnamenti. A Cafarnao guarisce l’indemoniato scacciando lo spirito impuro per dimostrare che non è come gli altri profeti che devono lottare contro il male, ma al contrario egli vince il male che lotta contro di lui. Noi tutti dobbiamo, sul suo esempio, diventare pontefici, testimoni di Dio nella vita di ogni giorno, impegnandoci a scacciare il male che chiude il nostro cuore.

https://www.youtube.com/watch?v=s0E0ipkFXEU

Battesimo di Gesù: il video commento di don Mauro

Per gli ebrei la santità implica la separazione dai peccati e da chi li commette. Il popolo eletto, essendo santo, cioè consacrato a Dio, deve essere separato dagli altri popoli, cosa che avviene ancora oggi. Per quella mentalità pensare che il Messia, il Santo di Dio, si metta in fila con i peccatori per farsi battezzare, è un fatto assolutamente inconcepibile.

+