Il profeta Giona fu chiamato al difficile compito di annunciare ai pagani della città di Ninive un imminente castigo. La sua risposta non fu immediata.

Forse temendo che i niniviti lo perseguitassero per la sua infausta predizione, cercò di fuggire e si imbarcò per andare nella direzione opposta alla città, ma una violenta tempesta si abbatté sulla nave. I marinai capirono che era Giona ad attirare la cattiva sorte perciò lo gettarono in mare dove un pesce lo inghiottì per poi vomitarlo a riva dopo tre giorni. Quella che leggiamo oggi è la sua seconda vocazione, alla quale il profeta prudentemente aderì. Ben diversa è la risposta dei quattro discepoli alla chiamata di Gesù. Domenica scorsa abbiamo letto la versione che ne dà Giovanni, il quale dice che fu Andrea a presentare al Cristo suo fratello Pietro, mentre i primi tre vangeli, detti sinottici, riportano l’episodio come ci viene proposto oggi. A differenza di Giona, i quattro pescatori non hanno nessuna esitazione: subito lasciate le reti lo seguirono. L’evangelista Luca arricchisce il racconto facendo precedere la chiamata dalla pesca miracolosa, quasi che Pietro e Andrea fossero stati affascinati da quel fatto, ma l’esito non cambia perché lo seguono immediatamente. Quando io ho cominciato gli studi per diventare prete, lavoravo nel campo delle reti di telecomunicazioni e mi ricordo che alla mia ammissione in seminario feci ridere tutti dicendo che anch’io avevo lasciato le reti per seguire Gesù. I miei genitori erano preoccupati che io rinunciassi a un buon posto di lavoro e a una possibile carriera, ma è del tutto naturale darsi pensiero per i figli. È dunque una pazzia accogliere la sua chiamata? Sì, se la prospettiva da cui guardiamo le cose è solamente umana. Il Maestro però propone un punto di vista molto diverso: il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino! Il nostro destino non è la pensione e la morte, ma la vita eterna. Passa la scena di questo mondo, dice Paolo nella seconda lettura, per sottolineare proprio questo. I discepoli capiscono subito che seguendo Gesù non perdono un lavoro ma guadagnano l’eternità. La loro vita è amplificata enormemente perché diventano pescatori di uomini. Se prima non si muovevano mai dalle sponde del loro lago portando a casa qualche cesta di pesci, da apostoli diventano un punto di riferimento per l’umanità di ogni tempo e con le loro reti pescano anime. Dal mare in tempesta che è il mondo, contribuiscono a salvare tanti uomini che altrimenti vi annegherebbero. È una missione entusiasmante e una opportunità che non si può perdere.

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