La mia partenza è un po’ malinconica, non so se per quello che lascio, o a causa della solitudine che mi accompagnerà per giorni o semplicemente per la paura inconscia di non farcela. Nello stesso tempo un gran entusiasmo mi contagia per tutto il viaggio verso la Spagna, finché non arrivo a Ponferrada.

Grande e caotica città, Ponferrada mi confonde. Chiedo ad un viandante qualche informazione ed inizio così a percorrere la “carretera” (strada) principale, dove dopo un paio di km vedo la mia prima freccia gialla che mi indica d svoltare a sinistra. Dovete sapere che tutto il percorso è segnalato, appunto, da frecce gialle disegnate sui muri, per terra, sugli alberi, o su cippi in sasso che marcano la distanza che manca all’arrivo a Santiago, grazie alle quali è impossibile perdersi. Ovviamente seguo l’indicazione e mi ritrovo catapultata dalla grande metropoli alla campagna: inizia così la mia avventura.

Nei primi giorni attraverso l’ultimo tratto del cammino nella zona di Leon, perciò mi immergo in luoghi riccamente coltivati che si alternano a fitti boschi. Incontro grandi paesi ricchi di storia, ma soprattutto piccoli villaggi ormai semi abitati, realtà diverse ma accumunate da alcuni aspetti caratteristici. Innanzitutto la presenza di chiesette romaniche, ma anche il susseguirsi di casette, realizzate secoli fa in pietra e fango. Queste particolarità architettoniche mi accompagneranno poi sempre durante il tragitto.

Entrata in Galizia, invece, il paesaggio cambia, infatti dalla particolare località di O Cebreiro, a 1296 m di altitudine, dopo aver percorso un sentiero sotto ad un tetto alberato, giungo su un’altura aperta dove scorgo un’incantevole terra collinosa e rurale, in cui si alternano appezzamenti agricoli, fitti boschi, bassi arbusti, immensi e sconfinati prati dedicati ai pascoli.

I sentieri per tutto il cammino hanno aspetti molteplici: alcuni si snodano su tratti sterrati, altri su tratti duri asfaltati, altri fangosi o addirittura ricoperti di neve. Larghi, stretti, saliscendi tra pendenze ripide (subidas) e altre dolci (bayadas), chilometri e chilometri immersi nella bellezza e nella tranquillità della natura, dove l’unico rumore che mi accompagna è quello dei miei passi, delle gocce di pioggia che cadono in continuazione o dell’acqua che scorre nei ruscelli. Ogni tanto si sente in lontananza qualche cane che abbaia, piuttosto che alcuni muggiti o nitriti provenienti dalle stalle che trovo lungo il cammino. Raramente il tragitto costeggia la statale, ma a quel punto le cuffie con un po’ di musica coprono il chiasso della vita urbana e mi ritrovo così a condividere con me stessa l’unico rumore a me concesso: quello dei pensieri.

Macino una media di 25 chilometri giornalieri. Ovviamente, all’inizio è tutto molto più semplice, ma man mano che i giorni trascorrono il passo è più lento, più affaticato, soprattutto nel pomeriggio e quando non credo di farcela ad arrivare al prossimo ostello, lì inizia la vera e propria sfida contro me stessa. I piedi pulsano, i muscoli delle gambe tirano, ma io proseguo perché la voglia di arrivare oltre è tanta, il desiderio di scoprire quale altra bellezza naturale mi attende è troppa. E allora cammino, cammino e rifletto sulla storia di questo percorso, e mi soffermo a pensare all’importanza della fede secoli fa, quando era l’unica motivazione a spingere il pellegrino ad affrontare una simile fatica, senza i comfort di cui abbondiamo oggi.

Data la fredda e piovosa stagione, incontro poche persone all’avventura come me, alcuni dei quali ciclisti, ma tutti provenienti da diverse parti del mondo. Un hospitalero (proprietario di un ostello) una sera parlando di questo aspetto miparagona il cammino di Santiago alle Olimpiadi, dicendo appunto che questo è uno dei pochi luoghi dove la gente accorre veramente da ogni angolo della Terra: tedeschi, svizzeri, messicani, spagnoli, coreani, tutti con lo stesso obiettivo, ritrovare un po’ di se stessi in contatto con la natura e per qualcuno soprattutto in contatto con la propria fede.

Io non so se ho ritrovato me stessa, ma di sicuro ho fatto chiarezza su alcune cose. Ho capito che durante il cammino, come nella vita, se sei sola devi contare solo sulle tue forze perciò non bisogna mai fare lo sbaglio di sopravvalutarsi e neppure quello di sottovalutarsi. Bisogna semplicemente calibrare bene le proprie potenzialità e trovare il giusto equilibro tra il potere e il volere fare. Ho imparato anche che la sfida più grande con te stesso non sono i chilometri che percorri giornalmente ma è la solitudine e tutti i pensieri che essa ti porta alla luce. Ho constatato che il morale è capace di prendere il sopravvento anche sul dolore fisico, e darti una marcia in più per proseguire anche quando la strada ti sembra troppo dura. Ma più che altro ho avuto la conferma che man mano che ci si avvicina alla meta desiderata, ma soprattutto una volta raggiunto l’obiettivo, la soddisfazione è talmente tanta che solo lacrime di gioia possono scendere dai tuoi occhi e l’emozione che ti avvolge in quel momento vale ogni minima fatica fatta, o dolore alle articolazioni e ai piedi.

Gli ultimi chilometri sembrano eterni ma me li godo uno per uno e solo una volta passata sotto la Porta dei Pellegrini, all’entrata di Santiago, mi rendo conto di esserci riuscita: arrivata, raggiunta la città, mi sento leggera nello spirito, nel corpo e nella mente.

Giro per le piccole viuzze della parte antica, che mi portano in piazze che accolgono Chiese maestose e monumenti. Slarghi che si schiudono per offrire prospettive sorprendenti. Arrivo alla stupenda cattedrale, fondata nel 1075, e aspetto le 12 per la messa dedicata ai pellegrini, in cui vengono nominati uno per uno tutti quelli che sono passati durante le 24 ore precedenti dall’Oficina del peregrino, a ritirare la Compostela, ovvero la pergamena che certifica l’avvenuto pellegrinaggio. Non essendo domenica e neppure un giorno festivo mi perdo lo “spettacolo” del “Butafumeiro”, l’enorme incensiere da 50 chili, che viene fatto oscillare per tutto il lato corto del transetto, ma l’entusiasmo è così alto che quello è solo un piccolo dettaglio.

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