Non vi è mai capitato che nel giro di pochi giorni più persone accidentalmente vi parlino di uno stesso viaggio, in momenti diversi? Ecco, il mese scorso, al bar dove lavoro, tra un caffè e l’altrochiacchierando con clienti diversi, sono “finita” per caso a parlare del famoso Cammino di Santiago. Sapevo a grandi linee di che cosa si trattava, ma con spirito curioso, una sera, mi sono immersa nel fantastico mondo di internet, alla ricerca di qualche informazione più dettagliata a riguardo.

Scopro così che ci sono due possibilità di percorso per arrivare alla cittadina di Santiago, ovvero valicando due differenti passi pireneici: quello di Roncisvalle e quello del Somport. Il primo corrisponde al Cammino navarro, partendo da Saint Jean Pied de Port, e si sviluppa in trenta tappe, sparse lungo 759 km. Mentre il secondo comincia appunto da Somport, e da inizio al Cammino aragonese, composto da 900 km e che comprende trentatrè tappeA Puente La Reina i due percorsi si uniscono, fino ad arrivare ben oltre Santiago, più precisamente a Finisterre, dove una volta si credeva finisse il mondo.
Lungo il tragitto vi sono numerosissimi ostelli, di privati, dello Stato o appartenenti a parrocchie o ordini religiosi, pronti ad ospitare chiunque sia in possesso della Credenziale, ovvero della carta che attesta che si sta facendo il Cammino, a piedi, o in bicicletta o a cavallo. Questa sorta di “carta di presentazione” è possibile recuperarla o nelle due città di partenza, oppure in Italia presso le Confraternite di San Jacopo di Compostella (quella più vicina nel Vergante è a Prato Sesia).

Ma quali sono le origini di Santiago? Cos’ha portato ad essere Santiago de Compostela la terza Città Santa della cristianità, dopo Gerusalemme e Roma? La storia, o leggenda (dipende con quale spirito stiate leggendo), affonda le radici nell’epoca apostolitica, quando dopo la resurrezione di Gesù gli apostoli si dispersero ad “annunciare il Vangelo”. Tra questi vi era l’apostolo Giacomo il Maggiore, che dopo essere arrivato fino nella celtica Galizia, ritornò in Palestina, dove morì martire nel 42 d.C. I suoi discepoli Teodoro e Anastasio ne trafugarono il corpo e riuscirono a trasportarlo proprio in Galizia, più precisamente a Iria Flavia, dove venne seppellito nel vicino bosco “Liberum Donum” ed eretto un altare in suo ricordo. Nei secoli successivi, a causa delle persecuzioni e proibizioni a visitare il luogo, la tomba venne dimenticata e se ne persero le tracce.

Intorno all’813 però, sempre in Galizia, un pastore eremita dal nome Pelayo , divenne soggetto a visioni notturne di misteriose luci che si innalzavano da un campo, sul monte Libradon. Addirittura, in sogno gli apparve l’apostolo Giacomo che lo invitava a scavare per riportare alla luce il suo sepolcro. Così si fece, e durante i lavori venne trovata un’arca di marmo con i resti di un uomo decapitato. Si urlò al miracolo e la notizia della scoperta della tomba di San Giacomo cominciò a diffondersi. Il Re Alfonso II El Casto fece erigere la prima chiesa proprio sopra al sepolcro, intorno alla quale si sviluppò un piccolo borgo. Iniziò così il pellegrinaggio da tutta L’Europa cristiana, pellegrinaggio che tuttora continua, con un’affluenza di persone che supera il migliaio l’anno.

Con il passare del tempo, però, le motivazioni che spingono molte persone ad “avventurarsi” alla scoperta del Cammino sono un po’ cambiate, o meglio, vicino alla fede, e quindi allo spirito religioso, si è affiancata la voglia di estraniarsi dai normali ritmi della vita quotidiana e di ritornare al contatto con la natura.

Più leggo, più mi ritrovo immersa mentalmente tra i boschi della Navarra, gli altopiani desertici delle Mesetas e il verde della Galizia. Mi immagino di camminare sui sentieri, sterrati e non, circondata da foreste o da immensi prati, ornati da veri e propri tesori d’arte e di cultura, e nel frattempo mi chiedo perché non tentare: perché nonprendere uno zaino , un paio di scarponcini e mettermi alla prova in questa “avventura”?

così farò! Domenica 3 marzo infatti, alle 10.40 prenderò il volo che mi porterà a Saragozza. Purtroppo i giorni di ferie a disposizione sono pochi per percorrere tutto il Cammino, perciò inizierò da Ponferrada, l’ottava tappa prima di Santiago, e per una decina di giorni camminerò in compagnia di una fedele, amata ma anche un po’ odiata amica:me stessa. Già, perché il Cammino di Santiago de Compostela è meglio farlo da soli, dedicandosi così solo a se stessi, ai propri pensieri, ai proprio desideri, dolori, emozioni… Ricercando quel “qualcosa” che ci manca sempre,scoprendo un “qualcosa” che ci può fa sentire più sereni. Così “staccherò la spina” dalla mia vita frenetica, e dai mille impegni che mi travolgono e che non mi danno il tempo di confrontarmi con il mio “io” più nascosto e camminerò,camminerò, camminerò… Il resto…? Ve lo racconterò al mio ritorno.

Santiago, immagine di Luigiluib tratta da Flickr
Santiago, immagine di Luigiluib tratta da Flickr

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