Stresa ricorda il Capitano Giuliano Nicolini, Internato Militare Italiano (IMI), uno dei 44 eroi di Unterlüss insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare, le cui spoglie riposano presso il cimitero comunale. Nel weekend la posa della pietra d’inciampo in suo onore.

La commemorazione si terrà domenica 17 gennaio con la posa di una pietra d’inciampo ( Stolpersteine ) dell’artista berlinese Gunter Demnig nei pressi dell’abitazione dell’eroico capitano, una strada privata adiacente a Piazza Possi ed a seguire,  presso la Sala Canonica del Municipio di Stresa, interventi e testimonianze sulla figura del Capitano Nicolini, protagonista di un atto di eroismo e caduto per mano dei nazisti nel campo AEL di Unterlüss.

In questa sede verrà ricordata non soltanto la “Resistenza senz’armi” degli oltre 700.000 IMI, ma soprattutto sarà l’occasione per conoscere – e per gli stessi stresiani “scoprire” – la storia di un concittadino e del suo esemplare atto di eroismo.

Tra gli altri, interverrà Andrea Parodi, fiduciario dell’ANRP di Torino e Provincia – Piemonte, che illustrerà il profilo storico di Giuliano Nicolini e degli altri 43 ufficiali che il 24 febbraio 1945, nel cuore della Germania nazista, osarono sfidare i tedeschi.

Il ritrovo è previsto alle ore 14.45 presso il Municipio di Stresa in Piazza Matteotti, con la formazione di un corteo fino a Piazza Possi.

Stresa_Capitano Nicolini
Capitano Giuliano Nicolini

Nato a Stresa  il 25 marzo 1913, Giuliano Nicolini, fu ucciso nel campo di punizione di Unterlüss (Germania) il 6 aprile 1945.
Diplomato perito agrario-enotecnico alla Regia Scuola di viticoltura ed enologia di Alba, lavorava nell’azienda di famiglia nel commercio e importazione di vini. Nel 1942 è dislocato nei Balcani come Tenente di fanteria di complemento con il 114° Battaglione Mitraglieri della Guardia alla Frontiera e combatte in Albania e Montenegro. Promosso al grado di Capitano nel corso del 1943, dopo l’armistizio dell’8 settembre è tra coloro che non intendono consegnare le armi ai tedeschi e viene deportato in Germania.
Segue la via crucis dell’internamento nei vari campi di Deblin-Irena (fortezza di Ivangored, Polonia), Wsuwe, Oberlangen, Sandbostel, fino a Wietzendorf. Qui è uno degli ufficiali che, il 16 febbraio 1945, trasportati come scudi umani all’aeroporto in disuso di Dedelsdorf dove era stato allestito un bersaglio “civetta” per dirottare i bombardamenti alleati, si rifiutarono di collaborare con i nazisti che volevano costringerlo al lavoro forzato alla Rheinmetall, fabbrica che costruiva materiale bellico.
Cinque giorni dopo un comandante della Gestapo e un reparto di SS ne scelsero 21 destinati alla fucilazione: altri 44, tra cui Giuliano Nicolini, si offrirono volontari per morire al posto dei compagni. Il giorno 24, indispettiti dal gesto valoroso dei militari italiani, i tedeschi decisero di avviarli alla “rieducazione al lavoro” nel campo di concentramento di Unterlüss, tra i più duri di tutta la Germania. Un mese e mezzo di denutrizione, vessazioni, torture portano allo stremo i prigionieri e sei di loro perdettero la vita sotto i colpi degli aguzzini. Il 6 aprile 1945 Giuliano Nicolini viene bastonato a morte da un sorvegliante ucraino tre giorni prima della liberazione del campo. La sua morte è raccontata da Giovanni Guareschi nell’opera “Il grande diario. Giovannino cronista del Lager” e dagli ufficiali compagni di prigionia Antonio Rossi, Evandro Luzi, Giuseppe Basile nei loro diari pubblicati.

Il corpo fu sepolto in un campo e dopo la liberazione fu individuato dal compagno di prigionia stresiano Paolo Diverio che fece in modo che la tomba venisse custodita dal proprietario del campo e dal pastore protestante di Unterlüss. Al suo ritorno in Italia scrisse una lettera a tutti i superstiti pregandoli di non rivelare alla madre l’atroce fine del figlio, ma di raccontarle che era spirato serenamente nel sonno con l’intenzione di alleviare il suo dolore. Nel mese di gennaio del 1950 tornò in Germania per recuperare la salma e farla trasferire a Stresa dove riposa nel cimitero comunale.
Per la tragica vicenda, testimoniata alla Croce Rossa Internazionale da alcuni civili tedeschi, tra i quali l’economo del campo di punizione Otto Wahl, nel dopoguerra, nel 1953, gli fu conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare. In occasione delle celebrazioni del 25 aprile 1972 il Comune di Milano lo ha onorato come Martire per la libertà, mentre nel 1974 il Consiglio regionale del Piemonte lo ha riconosciuto “Deportato politico nei campi nazisti e Combattente per la libertà”. Lo scorso 2 giugno gli è stata conferita a Varese la medaglia d’Onore.

Giuliano Nicolini
La Stolpersteine di Nicolini

I piccoli monumenti per le vittime della barbarie nazista sono già stati posati sul lago Maggiore, vi ricordate di quando vi abbiamo fatto vedere le 16 pietre a Meina?