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Si è tenuto a Massino il 26 luglio il “Barbiere di Siviglia” di Rossini, con la regia di Gianmaria Aliverta.

 Gianmaria è presidente dell’associazione culturale VoceAllOpera e questo è il quarto melodramma che mette in scena sul Vergante dal 2011, dopo la Traviata rappresentata al castello di Massino e a Stresa, Elisir d’Amore sempre al castello e il Rigoletto in Campiglia. Lo abbiamo intervistato per capire da dove gli nasce questa passione e quali sono gli scopi della sua associazione.

Gianmaria, da dove nasce la tua passione per l’opera?

Da mio padre, che me l’ha trasmessa. A 8 anni ho ascoltato per la prima volta una musicassetta di Rigoletto. L’ho risentita varie volte e mi è piaciuta sempre più. In seguito ho deciso di studiare canto e ho frequentato diversi conservatori per seguire la mia insegnante. L’idea di allestire spettacoli d’opera è nata dopo, durante il corso di arte scenica, in cui l’insegnante mi ha stimolato e mi ha dato spazio per capire come fare regia al meglio.

Come nasce VoceAllOpera e come funziona?

Nasce nel 2011 e ha come scopo la promozione di questa forma d’arte. Penso che l’opera faccia parte del DNA degli Italiani e che sia tuttora un genere d’impatto: basta pensare che le arie più famose sono ancora utilizzate nelle pubblicità. Credo però che si debba svecchiarne l’immagine. VoceAllOpera ha questo obiettivo e si rivolge sia a chi ha già familiarità con il genere, per dare un’idea di spettacolo vero, sia a chi non lo conosce, per farne capire l’attualità.  L’associazione si basa sulla meritocrazia: tutti gli anni si svolgono le audizioni e i cantanti vengono scelti da giurie qualificate. Per ogni opera il budget è di circa 500/1000 euro. Collaboriamo con scuole di belle arti per creare gli abiti e le scenografie. Lavoriamo anche con il carcere di Monza, che realizza per noi le scene, con le “Botteghe d’arte” di malati psichiatrici e con la scuola “Trucco e Parrucco” di Milano. Ogni opera ha così anche un valore sociale.

Chi compone lo staff di VoceAllOpera?

Oltre a me lavorano a questo progetto Gaetano Moraca, con competenze di ufficio stampa e Vittorio Dante Ceragioli, che è cantante ma si occupa anche di segreteria.

Ci parli della tua ultima opera a Massino, il “Barbiere di Siviglia”?

Tutti i cantanti del “Barbiere” sono giovani, tranne Filippo Pina Castiglioni,  tenore già affermato che si mette a disposizione dell’associazione. Lui impersona il Conte d’Almaviva, il soprano Camilla Antonini veste i panni di Rosina, Fabio Midolo e Nicolò Donini sono Don Bartolo e Don Basilio, mentre Berta è la giovane Lea Airoldi.  Figaro, invece, è interpretato dal baritono coreano Matteo Jin. Non c’è la pretesa di una ricerca storica nell’allestimento, ma la volontà di scovare quanto di attuale è presente nel libretto e nella musica, per richiamare l’attenzione anche dei più giovani.

Quali sono gli aspetti su cui vuoi migliorare?

Per l’anno prossimo vorrei avere un maggior numero di tesserati all’associazione per poter pagare di più i cantanti e raggiungere la centralità a Milano, perché si tratta di un passo importante dal punto di vista professionale.

 

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