
Domenica 22 settembre a Meina si sono fatti quattro passi nel parco di Villa Faraggiana. Un’esperienza unica per una trentina di persona che hanno potuto apprezzare il parco e la villa sotto tre punti di vista: l’aspetto botanico, guidati dallo scrittore e “uomo radice” Tiziano Fratus, l’aspetto allergologico, merito della dottoressa Marinella Lorenzini e anche dal punto di vista storico grazie alla presenza della dott.sa Silvana Bartoli, esperta della famiglia Faraggiana.
Prima del giro nel parco i partecipanti si sono incontrati in sala consiliare. Qui il sindaco Paolo Cumbo ha introdotto i relatori e ringraziato il FAI, i proprietari della villa e soprattutto i volontari della Protezione civile per esser riusciti, a tempo di record, a rendere accessibile al pubblico il parco di Villa Faraggiana.
“Auspico l’organizzazione dei cittadini – ha proposto Tiziano Fratus – per pulire il parco, che dopo anni di incuria da parte della proprietà evidenzia tracce di danni agli alberi monumentali e secolari presenti nei 7 ettari”. Il Sindaco Cumbo rilancia con “un’iniziativa che non sarà nuova “Adottare un albero” ma che permetterebbe di mantenere in vita un bene di tutti”. Villa Faraggiana ha visto più di 2500 visitatori durante l’apertura straordinaria per le giornate del FAI nel 2011 e può essere a titolo annoverato tra i “luoghi del cuore” almeno sul Vergante. Oggi però il parco è in stato di abbandono, erbacce, degrado ed edifici fatiscenti, seppur di recente ristrutturazione (come gli antichi alloggi per gli animali esotici che erano state parzialmente riadattate a residenze per artisti) rovinano un patrimonio storico che andrebbe invece salvaguardato
Edificata a metà dell’Ottocento in una splendida posizione panoramica a Meina, Villa Faraggiana ha una storia affascinante da raccontare che comincia con il trasferimento della famiglia Faraggiana, originaria di Sarzana, a Novara. Grazie soprattutto all’amore che la moglie di Raffaello, Caterina, nutriva per il nostro lago, scelsero di mantenere qui la loro dimora estiva e la circondarono di un vasto parco (circa 7 ettari) in cui oggi si trovano alberi secolari e monumentali. Caterina allevava qui cavalli e amava tenere nel parco numerosi animali esotici, importati dal figlio Alessandro nei suoi viaggi africani, che poi venivano tassodermizzati e conservati nel grazioso chalet-Museo della Villa (oggi gli esemplari sono conservati al Museo Faraggiana-Ferrandi di Novara).
La bellezza della Villa crebbe sempre di più parallelamente al prestigio politico ed economico che i Faraggiana andavano acquisendo. Dalle eleganti linee neoclassiche, la Villa un tempo ospitava immense ricchezze e gli ospiti erano circondati da sfarzi che oggi, attraversando le sue stanze, possiamo solo immaginare poiché è priva di arredi e vi regna un senso di abbandono.
Dopo varie vicissitudini legate alla guerra e complice la crisi economica in cui cadde la famiglia, la villa, ormai già danneggiata, fu donata alle Suore Poverelle di Bergamo, fino alla vendita ad un privato qualche anno fa. Il Comune è oggi proprietario di parte del parco e dell’edificio in cui si trovava il Museo; qui, dall’alto della collina, il tempo pare davvero che si sia fermato e si può ancora respirare quell’atmosfera magica che conquistò i cuori di chiunque avesse la fortuna di essere ospitato in questo luogo.
escursus storico a cura di Laura Vignati



