L’autoderminazione della donna, conoscersi per collaborare: le mutilazioni genitali femminili (MGF): è questo il tema che “Insieme si può…” e “Terra di confine” hanno voluto affrontare nella giornata dedicata alla donna, domenica 6 marzo a Massino Visconti. Il tendone della Casa della Gioventù era al completo e l’attenzione nell’ascolto delle due bravissime relatrici è stata davvero alta. L’intervento della giovane dottoressa Ambra Cumbo, laureata con una tesi riguardante le mutilazioni genitali femminili dal punto di vista giuridico, ha permesso di conoscere i provvedimenti introdotti di recente in campo legislativo. La legge 7 del 9 gennaio 2006, ispirata direttamente dalla Costituzione Italiana, punisce tutti coloro che senza bisogno di cure mediche provocano volontariamente o spingono qualcun altro a fare una mutilazione genitale. La pena prevede una condanna da 4 a 12 anni di carcere. Tutto questo è valido se commesso anche fuori dall’Italia da un cittadino italiano o uno straniero che ha la residenza in Italia oppure viene commesso all’estero contro una cittadina italiana o una straniera residente in Italia. La legge contro i medici che fanno una mutilazione genitale prevede una sospensione della professione che va dai 3 ai 10 anni.
La conferenza è proseguita con la presentazione da parte di Gheni Adam delle attività della sua associazione fiorentina “Nosotras”. Gheni è una simpaticissima donna somala di 55 anni, laureata in storia, da 27 anni trapiantata a Firenze, ha sposato un italiano ed è vedova da qualche anno, madre di tre figli, di professione assicuratrice. Da subito ha saputo trasmettere alla platea un feeling che ha accompagnato tutto l’intervento. “La pratica delle mutilazioni, ha affermato stupendo la platea, non ha radici culturali, igieniche o sessuali ma rappresenta esclusivamente un bussines per la comunità che lo applica”. Le mutilazioni interessano 28 nazioni africane in zone a macchia di leopardo senza alcuna interconnessione tra loro. L’affare economico è rappresentato dalla festa che accompagna sempre il rito della mutilazione. La bambina prescelta, dopo il dolorosissimo intervento riceve tantissimi doni e ciò permette al negoziante di vestiti, di bigiotteria, di alimentari, ecc. presente in quel luogo di vendere molta più merce per alcuni giorni. Le bambine vengono sottoposte alla pratica con l’inganno, non possono piangere e devono mostrarsi fiere di quanto è loro accaduto perché considerate migliori di chi non lo fa; inoltre l’arrivo di tanti doni permette alla famiglia un benessere migliore. Gheni, comunque, non accusa la mamma che sottopone la sua bambina a questa crudeltà: semplicemente afferma che bisogna dialogare con le donne perché può darsi che la mamma sia davvero convinta che sia buona cosa perché a lei non è stata data altra conoscenza se non quella tramandata a sua volta da sua mamma. L’associazione Nosotras, formata da donne immigrate e italiane, è fortemente convinta che la MGF debba essere combattuta tramite la prevenzione e non la repressione, anche se quest’ultima può servire da deterrente perché nessuna bambina possa subire questa pratica. Il desiderio e la volontà di abolire le mutilazioni deve nascere nelle stesse comunità che devono smettere questa pratica nefasta per la salute delle loro bambine. Ghedi, insieme ad altre donne della sua associazione, nel 2004 scatenò la rivolta contro l’infibulazione “dolce” proposta dal medico di Careggi Omar Abdulcadir perché sull’infibulazione non ci possono essere compromessi: va solo combattuta con l’informazione.
Ghedi ha anche rivolto una provocazione quando ha detto che anche il nostro mondo basato solo sul denaro non rappresenta una cultura positiva e che neppure gli interventi estetici superflui cui si sottopongono tante giovani donne o le diete ferree a scapito della salute non sono certo dettate da tradizioni tramandate ma sono parte di uno stile di vita basato sull’apparire e non sull’essere.
Al termine delle relazioni, accompagnate anche da un video, il pubblico ha rivolto diverse domande che hanno permesso di approfondire ancor meglio l’argomento. La serata è proseguita con l’esibizione di danze popolari e la degustazione di un’ ottima pasta e fagioli, piatti dolci e salati.
Parallelamente un’altra iniziativa ha visto impegnati i volontari di Insieme si può nella distribuzione di oltre 1000 piantine alle parrocchie dell’unità pastorale per valorizzare la figura della donna. Il ricavato sarà devoluto ad una associazione di donne irachene che a kirkuk nel nord del paese assistono un gruppo di malati disabili e portatori di handicap. Garante del progetto è Mons. Luis Sako vescovo di Kirkuk e grande amico di don Renato Sacco che in più occasioni l’ha ospitato nella sua parrocchia di Cesara.

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