Tornare alla coltura dell’olivo in Piemonte: questo l’obiettivo del progetto regionale per il recupero ambientale da cui è nata l’idea dell’impianto sperimentale proprio dell’olivo da parte degli studenti dell’Istituto Professionale Agrario Statale “Cavallini” di Solcio di Lesa.

Il progetto è realizzato dall’Istituto Agrario in convenzione col Dipartimento di Colture arboree dell’Università di Torino e con la collaborazione del “Consorzio per la tutela dell’olio extravergine di oliva Piemonte e Valle d’Aosta”. Ha preso il via dopo un ciclo di conferenze tenutosi presso la sala polivalente di Pisano nel mese di settembre: “Gestione dell’oliveto in Piemonte – Dalla messa a dimora alla produzione”.

Si parla di reintroduzione perchè l’olivo in queste zone era in realtà ben diffuso nel passato, ma le forti gelate del 1500 che fecero morire numerose piante costrinsero a espiantarlo, sostituendolo con la vite, coltura a dire il vero in parte abbandonata negli ultimi decenni, tanto che ora cresce soprattutto una vegetazione spontanea. Proprio il Lago Maggiore attualmente è l’unico dei grandi laghi prealpini a non avere più una fisionomia paesaggistica arricchita dalla presenza dell’olivo, nonostante le condizioni climatiche siano simili e confrontabili con quelle presenti attorno ai laghi vicini. Il suo panorama agricolo, al contrario, è caratterizzato purtroppo da una ristretta serie di prodotti, nonostante alcune zone mostrino potenzialità climatiche adatte a garantire l’ottenimento di un prodotto di qualità.

Il progetto dell’Istituto Agrario Cavallini, che ha già coinvolto tutti gli studenti nella preparazione dei terrazzamenti, è partito con la prima fase di sperimentazione attraverso la messa a dimora di un primo lotto di ottanta piante di olivo che in primavera saranno seguite da altre trenta e in futuro potrebbero aumentare ancora. Gli olivi sono di undici diverse varietà, per consentire, mettendo a confronto le diverse caratteristiche, di stabilire quali sono le più adatte al clima e al terreno della zona.

Foto: Gli studenti del terzo anno coinvolti nel progetto

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