
La comunità di Lesa festeggia con tre appuntamenti San Martino, il suo patrono.
Sabato 7 novembre dalle 15 le confessioni, mentre alle 21 il concerto del coro gospel “Incontrocanto“. Domenica sarà la giornata clou. Dal mattino alle 10.15 la confraternita di Lesa e Villa Lesa assieme a quelle della Diocesi e della Liguria accoglieranno il vescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla, che presiederà la messa solenne delle 10.30.
La statua del santo verrà portata in processione per il paese dalle 14.30, con l’accompagnamento musicale della banda “La volpina”. Il pomeriggio continuerà con il gioco delle pignatte e un buffet a base di gnocchi di castagne, trippa, polenta con spezzatino e gorgonzola.
Conclude le celebrazioni la messa per i defunti, mercoledì 11 alle 20.45.
San Martino, a cui è dedicata la chiesa parrocchiale lesiana affacciata sul lungolago, è uno dei grandi santi occidentali. Vescovo di Tours nel 372, a lui è legata la leggenda dell’estate di San Martino, che cade tradizionalmente l’11 novembre.
Ecco la leggenda:
Era l’11 novembre: il cielo era coperto, piovigginava e tirava un ventaccio che penetrava nelle ossa; per questo il cavaliere era avvolto nel suo ampio mantello di guerriero. Ma ecco che lungo la strada c’è un povero vecchio coperto soltanto di pochi stracci, spinto dal vento, barcollante e tremante per il freddo.
Martino lo guarda e sente una stretta al cuore. “Poveretto, – pensa – morirà per il gelo!” E pensa come fare per dargli un po’ di sollievo. Basterebbe una coperta, ma non ne ha. Sarebbe sufficiente del denaro, con il quale il povero potrebbe comprarsi una coperta o un vestito; ma per caso il cavaliere non ha con sé nemmeno uno spicciolo.
E allora cosa fare? Ha quel pesante mantello che lo copre tutto. Gli viene un’idea e, poiché gli appare buona, non ci pensa due volte. Si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto.
“Dio ve ne renda merito!”, balbetta il mendicante, e sparisce.San Martino, contento di avere fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, che comincia a cadere più forte che mai, mentre un ventaccio rabbioso pare che voglia portargli via anche la parte di mantello che lo ricopre a malapena. Ma fatti pochi passi ecco che smette di piovere, il vento si calma. Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno. Il cielo diventa sereno, l’aria si fa mite.
Il sole comincia a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. Ecco l’estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell’atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è il dono più gradito a Dio. Ma la storia di San Martino non finisce qui. Durante la notte, infatti, Martino sognò Gesù che lo ringraziava mostrandogli la metà del mantello, quasi per fargli capire che il mendicante incontrato era proprio lui in persona.


