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La sera del 16 marzo 1945 giunse ad Arona l’improvvisa notizia di uno scontro di partigiani con forze tedesche… a 73 anni di distanza l’Amministrazione Comunale rende omaggio al Sacrificio Partigiano a Montrigiasco

Il 16 marzo 2018 l’Amministrazione Comunale di Arona celebrerà il 73° Anniversario del Sacrificio Partigiano a Montrigiasco. 

Il ritrovo è fissato per le 10.30 al Monumento dei Partigiani, alla presenza delle autorità, con deposizione di una corona di alloro alla memoria dei caduti. La cerimonia proseguirà con un corteo sino a Piazza Gnemmi per un saluto commemorativo in memoria dei partigiani Angelo Gnemmi e Gianni Vignola.

Nove partigiani caduti in un’imboscata

“Le notizie parlavano di morti e feriti da ambo le parti. Soltanto il giorno dopo si conobbe con esattezza l’entità della tragedia. Non vi era stato alcuno scontro ma soltanto una tragica imboscata nella quale erano cadute vittime nove partigiani della brigata “Servadei” a causa di un’orribile delazione.”

Un semplice rito che riporterà alla memoria delle giovani generazioni una triste pagina della storia partigiana sul Vergante. Una pagina che ha visto la morte di 9 partigiani: Gabriele Biana, Rolando Bariselli, Martino Barni, Mario Albino Bonicalza, Gianni Gioria, Pierino Manni, Carlo Mozzi, Giuseppe Sacchi, Aldo Sala.

Ecco la testimonianza dell’accaduto riportata dall’Associazione Nazionale Partigiani di Italia.

I cacciatori di taglie sono sempre esistiti e non vi è alcun dubbio sul fatto che esistano anche al servizio dei nazifascismi; sono coloro che per trenta denari o per una manciata di sale vendono la vita dei loro fratelli al nemico.
Ciò che accade il 16 marzo 1945 a una pattuglia di garibaldini della ‘”Servadei” è proprio il frutto di una spiata.

La pattuglia, composta da nove uomini, è comandata da Gianni Gioria che, essendo di Dagnente, conosce bene la collina e in particolare le strade e i sentieri del Vergante. E’ reduce da numerose azioni sui due versanti del Mottarone che hanno fruttato un buon bottino di armi e munizioni. Gli altri otto giovani sono: Biana di Crusinallo di Omegna, Rolando Bariselli pure di Omegna, Barni di Inveruno, Bonicalza di Cassano Magnago, Manni di Ghevio, Mozzi di Pavia, Sacchi di Arona e Sala di Milano.

«Nove ragazzi contenti.. in una mattina splendida giù per un prato in discesa.. tra castagno e castagno, radure tempestate di primule, violette gentili e odorose l’aria è tutto un profumo, fresca come se fosse piovuto da poco».

Scendono per raggiungere la strada che da Montrigiasco (frazione di Arona) porta a Ghevio ( frazione di Meina), «con la divisa marrone alla sciatora, mostrine rosse rosse e, sopra il rosso, la stella alpina grigio-argento; ciascuno, attorno alla vita, la cintura con i caricatori di mitra» e, sulle spalle, più di un’arma, frutto delle azioni riuscite.
Tenere dietro a Gioria, un vero montanaro dal passo sicuro e continuo, non è per tutti facile e, in particolare, per i cittadini che hanno conosciuto la montagna quando vi sono saliti a fare il partigiano.

Ma «tra una stoccata e l’altra, i ragazzoni si tengono su di morale», si fanno delle belle risate e non sentono la stanchezza.
Vanno incontro alla morte. In fondo al prato, oltre il recinto, i nazisti sono in agguato; uno sporco spione ha consegnato i nove ragazzi nelle braccia della morte.
Vi è ora un gran silenzio nella valle.”

 

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