Non fiori che appassiscono, ma sassi che rimangono“, così vuole la tradizione ebraica per le tombe dei propri morti ed è rispettando questo credo che la comunità bavenese si è stretta attorno a quella ebraica nel  70°anniversario dell’uccisione dei 14 ebrei a Baveno, avvenuta tra il 16 ed il 22 settembre 1943.

Pezzi di granito rosa sulla tomba in ricordo delle vittime al cimitero di Baveno, una cerimonia semplice quanto intensa, voluta dall’amministrazione comunale e dal prevosto di Baveno Don Alfredo Fomia che ha pregato assieme al rabbino David Elia Sciunnach  per le anime di Emil Serman, Vienna, 1881; Carla Caroglio, Varese, 1918; Fanny Jette Engel, Katowice, 1872;  Josef Wofsi, Daugavpils (Lettonia), 1872; Mario Luzzatto, di Milano, 1890; la moglie Bice Ginesi di Lugo di Romagna del 1898 e le figlie Silvia Luzzatto del 1923 e Maria Grazia Luzzatto detta Beppè, Milano del 1925; la cognata Olga Ginesi in Bonfiglioli, Lugo di Romagna, del 1894; Maria Mueller, moglie di Emil Serman, con la sorella Stefania Mueller in Konopka e la madre Giulia Werner in Mueller (tutte nate a Varsavia tra il 1866 e il 19029; Sofia Czolosinska di Varsavia, 1904; Emma Baron, moglie di Josef Wofsi, di Daugavpils del 1882.

Una  memoria aperta a cancellare ogni tipo di violenza, una memoria che si trasforma in augurio di pace”, queste le parole di Don Fomia al termine delle preghiere e della toccante musica scritta dal maestro Fausto Fenice ed eseguita dal coro La Piana da lui stesso diretto.

Dal cimitero è partito poi un corteo, guidato dalla Banda musicale di Baveno, che ha percorso alcune vie del paese, fino a raggiungere il lungolago, proprio di fronte all’ex hotel Bellavista, dove nel ’43 i soldati tedeschi del primo battaglione SS del secondo reggimento della divisione corazzata Leibstandarte “Adolf Hitler” si erano insediati.

Proprio lì di fronte, l’amministrazione ed il Parroco, con l’aiuto ed il sostegno economico della comunità bavenese, hanno voluto un monumento a memoria storica: realizzato in granito rosa di Baveno, riutilizzando un pezzo che in epoca fascista fu usato per sostenere la bandiera alla stazione ferroviaria. Il fascio littorio scalpellato via dagli artigiani locali, al suo posto la stella di David.

L’orientamento del monumento ed il versetto “Ciò che abbiamo udito e conosciuto non lo terremo nascosto ai figli” (Salmi 78, 3-4) sono stati scelti con il supporto e il consiglio del CDEC di Milano e delle comunità ebraiche.

Non solo opera e materiale locale, ma con questa attenzione particolare nel trasformare qualcosa dal negativo al positivo, il comune di Baveno ha voluto fissare “un’importante testimonianza sul cammino della conoscenza. La testimonianza della giustizia come veste di dignità civile” come ha sottolineato il sindaco di Baveno Massimo Zoppi.

Alla cerimonia ha partecipato anche Rossella Bottini Treves, presidente della Comunità Ebraica di Vercelli – Biella – Novara – VCO, che ha portato un messaggio da Giulio Disegni, del consiglio dell’Unione delle comunità ebraiche italiane: “L‘orrore di questa strage trasforma luoghi di incomparabile bellezza e generalmente collegati alla villeggiatura in luoghi di morte: ricordare queste esecuzioni sommarie e selvagge non deve essere uno sterile esercizio di allenamento alla memoria, bensì un monito a tenere sempre alta la guardia contro il razzismo e l’intolleranza”.

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Elena Spantaconi
Sono nata a Verbania nel 1975, ed ho avuto la fortuna di crescere tra Baveno e Stresa, due luoghi che amo moltissimo. Ho scritto per "Il giornale di Verbania" ed ora collaboro con Il Vergante, come corrispondente da Stresa, la cittadina in cui sono tornata a vivere dopo sette anni a Torino. Gestisco una pagina Facebook dedicata alla perla del lago: "vivi-amo Stresa", nella quale raccolgo foto e recensioni del nostro territorio e gli eventi organizzati. Vita privata? Impegnativa. Quattro figli, che spesso mi seguono nella "caccia agli articoli" e alle riunioni di redazione, ma è importane che sappiano delle mie passioni ed imparino a conoscere il luogo in cui stanno crescendo, per poterlo amare e, magari, un giorno, migliorare.