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“Un progetto non di questi tempi”, “un teatro che torna alla sua essenza”,  “un festival che ha le gambe”: queste sono solo alcune delle espressioni  che sono emerse nella conferenza stampa di mercoledì 3 settembre ad Arona, in cui è stato ufficialmente presentato Teatro sull’acqua, il progetto firmato Dacia Maraini che coinvolge moltissime persone e realtà, anche oltre confine.

A parlare per primo di questa specie di miracolo dei tempi moderni Luca Petruzzelli,  presidente dell’associazione Due Rocche, che racconta soprattutto dello spettacolo teatrale che è il principale degli eventi in programma. Un testo scritto dalla Maraini e messo in scena dal regista Hervè Ducroux, il cui palco è l’acqua. Petruzzelli ci tiene a sottolineare l’importanza che ricopriranno le comparse locali e le maestranze del territorio e che permetteranno ad Arona di riappropriarsi dello spettacolo e di non essere mera scenografia.

Ma molti altri appuntamenti riempiranno questi quattro giorni artistici, a partire dagli incontri con gli autori, ed è proprio in conferenza stampa che è annunciato un nuovo nome nella rosa già ricca delle personalità chiamate a parlare. Si tratta del Nobel Dario Fo, che racconterà agli aronesi il suo ultimo libro incentrato sulla figura di Lucrezia Borgia. Più creative le altre opportunità, quelle del teatro alla carta, in vetrina, di strada e per i bambini.

Parla di economia alimentata da queste iniziative culturali invece Marco Chiriotti, dirigente del settore Spettacolo dal vivo e attività cinematografiche della Regione Piemonte, ed elogia la qualità della direzione artistica del progetto. 

Presente anche il primo cittadino aronese Alberto Gusmeroli, che lancia uno sguardo indietro, alla nascita del festival 4 anni fa, e fa un bilancio più che positivo della crescita avuta in così poco tempo. “Si tratta di un punto di riferimento anche oltre confine e di un’esperienza incredibile per i ragazzi coinvolti”, commenta Gusmeroli.

Ducroux sottolinea ancora la bellezza del legame con Arona e gli aronesi. “Si tratta di una riappropriazione della propria storia da parte della città, così il teatro torna alla sua originaria funzione”. Parla anche dello spettacolo che sta mettendo in scena, Bakunin, il leone e il coccodrillo, una “storia di uomini straordinari, rievocata dagli occhi di un bambino. Non un saggio sull’anarchia, ma un incontro/scontro fra idee e mondo interiore”. Poi prendono la parola gli attori, tutti catturati dal fascino di uno spettacolo che li riporti al contatto con la gente.

Dacia Maraini invece è presente alla conferenza solo telefonicamente, saluta il pubblico e fa sapere che arriverà a breve e parla di ideali e visionarietà, le chiavi di interpretazione di Bakunin. Toccherà al pubblico, dal 9 settembre, usare queste chiavi e tuffarsi nelle offerte proposte.

 

Foto di Giulia Bacchetta

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