A grande richiesta, trovo la forza di scrivere la seconda parte della mia testimonianza semiseria sulla partecipazione all’evento della beatificazione di Giovanni Paolo II. Eravamo arrivati al momento in cui, mettendo in campo tutte le nostri doti di grandi arrampicatrici, eravamo uscite sane e salve dal Circo Massimo, dove si era tenuta la veglia in preparazione al grande evento… Ora quindi c’è da affrontare il momento tanto temuto e atteso, il momento più duro e carico di fatica… la notte!
Ebbene, usciti dall’umido praticello sassoso del Circo Massimo, comincia la vera e propria corsa fin dalla parte opposta della città: San Pietro. Le notizie sono che i cancelli apriranno alle 5,30: c’è da prendere posto davanti ad essi per poter entrare tra i primi e quindi riuscire a seguire bene la celebrazione. Mi ero ripromessa di tenere la cartina in mano e infilare nel percorso qualsiasi scorciatoia e stradina assurda, ma in realtà, al termine della veglia, non c’è tempo di aprire lo zaino: incomincia la corsa dietro alla “folla”. Il centro di Roma è letteralmente invaso da tutto il mondo, vigili dappertutto, volontari… Non ho idea di che ora sia, penso attorno alle 22,30, giovani con chitarre e altoparlanti, canti e allegria, inni e chiacchiere… tutti verso San Pietro. Si cammina a passo speditissimo, si supera chiunque (ovvero noi superiamo chiunque, gli altri no perchè sono persone normali), si attraversa la strada a caso (nei limiti della conservazione della nostra dignità), si supera ancora, si corre, si cerca di capire a caso qual è la strada giusta e la si imbocca… Tutto il centro città percorso in 20 secondi, zaino in spalla e gambe a mille, davanti allo sguardo esterrefatto di Adriana che credo non pensasse fossi in grado di camminare così o più che altro che fossi così fuori di testa. Teatro di Marcello, Altare della Patria, Via del Plebiscito, Via Vittorio Emanuele…
La camminata/corsa epocale
In un paio di occasioni non capisco quale sia la via più breve e quindi chiedo informazioni, mi si risponde che mi conviene desistere dal fare la strada a piedi: “Signorina è meglio se prende i mezzi sa!” mi dicono sghignazzando come se stessero parlando con una povera pazza. Ma non sanno che, nonostante il tragitto di due metri dal letto alla scrivania per me sia già troppo lungo e faticoso, quello dal Circo Massimo fino a San Pietro NO! Adriana mi segue a ruota sconvolta dalla mia velocità. Ogni tanto mi devo fermare per aspettarla: non penso di aver mai camminato con tale vigore nemmeno per entrare in un ristorante. La fatica si sente solo se ci si pensa, e non si deve sentire la fame, nonostante da parecchie ore non mangiamo quasi niente. Adriana è lungimirante e mi supplica di fermarci da qualche parte a prendere un paio di panini per la mattina dopo: altrimenti ci tocca stare dal pomeriggio del sabato fino al pomeriggio della domenica senza mangiare… ma non se ne parla nemmeno di fermarsi!!!!!!! Si cammina verso via della Conciliazione, la fame è l’ultimo dei miei pensieri, ci faremo bastare la decina di biscotti che ho nello zaino e il succo di frutta racimolato gratis prima della veglia. Adriana mi guarda sempre più sconvolta man mano che la camminata/corsa più epocale dei miei ventidue anni di vita si avvia alla conclusione.
In sacco a pelo sul Ponte Vittorio Emanuele II
Arriviamo finalmente al ponte Vittorio Emanuele II. Qui la gente è davvero TANTA (non che prima ce ne fosse poca…). Dopo pochi metri troviamo sulla destra due ragazze già sdraiate per terra col sacco a pelo. Sorridiamo con aria di superiorità, pensando che invece noi che siamo furbe non dormiremo così distanti dalla basilica, bensì ai piedi del colonnato della piazza, in un posticino carino. Facciamo ancora qualche passo coi nostri sogni di gloria in testa e… le persone a terra col sacco a pelo in realtà sono già decine su decine. BENE, FANTASTICO. Il primo pensiero che ci viene in mente è: “La piazza e via della Conciliazione sono già piene”. PANICO. Dopo qualche attimo di mio mancamento mentale, mi faccio però forza e cerco di capirne di più. Dopo qualche minuto capiamo che a qualche metro da noi la strada è chiusa. Probabilmente i famosi “cancelli” sono qua. Un po’ più tranquille, troviamo due metri di spazio sul marciapiede del ponte Vittorio Emanuele II e ci prepariamo per la notte. Materassino, sacco a pelo, felpa ipercalda… allestisco il mio tiepido lettuccio già assaporando la dormita.
La postazione è comodissima: siamo a dormire sul ponte più chic di Roma, la pavimentazione sotto le nostre schiene è in sasso ma davvero comoda, l’illuminazione giallo caldo è fantastica, il panorama che vediamo oltre le teste delle persone che continuano a camminare in strada davanti a noi è ancor più eccezionale: Castel S.Angelo, illuminato. Cosa volere di più??? Adriana è preoccupata dalla nostra mancanza di cibo negli zaini (oltre che nello stomaco) e mi rinfaccia la mia corsa senza sosta, ma a me del cibo sinceramente non me ne frega niente (sono cosciente del fatto che questa sia un’affermazione altamente grave se pronunciata da me, ma è vera). Il mio unico obiettivo ora è DORMIRE in vista delle fatiche seguenti… Visto che i cancelli apriranno verso le 5,30 (mando un sms a casa chiedendo di confermarmi l’ora in base alle ultime notizie), ci conviene dormire fino alle 3,30, dopodichè ci alzeremo e ci metteremo in “fila” in mezzo alla massa per entrare in via della Conciliazione. Piano d’attacco perfetto. Mi addormento pure quasi subito dal tanto che sono soddisfatta della location della mia dormita e da come procede il piano.
Dopo un’ora… Il momento X. Il momento dopo il quale non esiste più testimonianza fotografica della nostra avventura notturna: impossibile riuscire a togliersi lo zaino per tirarla fuori. Adriana: “Eli Eli, non c’è più NESSUNO!!!”. Mi alzo in un nanosecondo tutta tremante per il freddo che si patisce fuori dal sacco a pelo: non c’è più davvero nessuno (ovvero qualche decina di persone c’è, ma in confronto a prima non c’è nessuno, solo altre tre o quattro persone sdraiate a dormire). CHE E’ SUCCESSO??? Hanno aperto i cancelli prima del previsto mentre noi stavamo dormendo!!!!!!!!!!!!! In cinque secondi infilo il materassino dentro lo zaino (non mi sono mai svegliata e alzata così in fretta in vita mia), mi rimetto le scarpe e, tremando dal freddo, corro assieme ad Adriana verso Via della Conciliazione tenendo in mano invece il sacco a pelo a mo’ di coperta di Linus per risparmiare tempo e avere a disposizione qualcosa che all’accorrenza possa tenermi caldo. Dopo poco siamo di nuovo ferme. La gente è già TANTISSIMA. Qualche metro e ci fermiamo di nuovo, quindi ripartiamo a passo di lumaca schiacciati in mezzo ad altre migliaia di persone. Si va avanti così, invadendo qualsiasi centimetro libero tra un lato della strada al lato opposto, tra una casa e l’altra, investendo vasi di pante e panchine in sasso, fin quando non si arriva a metà via della Conciliazione. Qui la situazione è più ferma del solito. Passano alcuni minuti e non ci si muove ancora. Io osservo con grande invidia l’altro lato della strada, dove il flusso di pellegrini sembra essere relativamente più scorrevole. Adriana mi fa desistere da ogni tentativo di pianificazione scavalcaggio transenne e passeggiata sulle teste delle persone ecc per arrivarci: “Ma come puoi fare???????? – mi dice – Non vedi che qui dentro non può camminare nemmeno un ago???”. No, la mia mente bacata non vede quest’evidenza. Vede però che… sembra che la piazza sia già tutta piena, i metri davanti a noi di via della Conciliazione idem. Passa qualche minuto e non abbiamo più dubbi: davanti a noi è già tutto pieno. Stiamo ferme lì dove siamo alcuni minuti, sconvolte da questo fatto, con la bocca spalancata dalla tistezza e dall’angoscia di dover passare ancora ore e ore in piedi ora, di notte, di giorno, di mattina… fino alla fine della Messa… Come fare a sopravvivere in mezzo metro quadrato occupato in due persone più due mega zaini, senza bagni… Anzi no, i bagni chimici ci sono, qualcuno. Peccato siano proprio qualche metro alla nostra sinistra, ci rendiamo conto solo ora che chi ci voglia andare deve passare dalla nostra area. Fantastico. Da questo momento vietato bere, vietato mangiare. Io sono spaventata da come potrà reagire il mio fisico ad una notte insonne, dopo che il giorno prima si era svegliato all’ora in cui spesso va a dormire, ma voglio essere ottimista e rincuorare Adriana: un po’ più avanti a noi, un po’ più a destra, c’è un maxischermo dal quale potremo comunque seguire. Almeno questo… Non sappiamo che il bello della notte deve ancora arrivare.
(2 – TO BE CONTINUED)


