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E’ già passata una settimana dal fatidico giorno, lo so che quest’articolo avrei dovuto scriverlo già lunedì 2, ma… certe esperienze “traumatiche” in tutti i sensi vanno rielaborate. Mi riferisco all’evento della beatificazione di Giovanni Paolo II, cui io ed un’altra catechista lesiana, Adriana, non abbiamo voluto, potuto mancare.

Che avrei partecipato, direi che mi era più che ovvio (e credo anche ad Adriana) fin dal giorno in cui hanno annunciato la data del “grande evento”, o forse anche da prima. Come, be’… tutto un mistero… Ok comincio a scrivere allora e, visto che so che scriverò intere paginate e so che non avrò il coraggio di rileggere nemmeno mezzo riga, mi scuso fin da ora per gli errori.

I preparativi

E’ giovedì 28 aprile, e non sono molto cosciente del fatto che domani, prosumibilmente nel pomeriggio, partiremo a qualche ora e con qualche mezzo di trasporto alla volta di Piacenza, dove saremo caricati su una macchina da amici di Adriana che ci “guideranno” nel senso letterale del termine fino a Roma. Quindi combineremo qualcosa, alla sera andremo al Circo Massimo per la Veglia, dormiremo su qualche marciapiede nel sacco apelo, sperando che non piova, e la mattina dopo saremo in Piazza San Pietro e infine a un certo punto – o domenica pomeriggio, o domenica sera, o lunedì ad una certa ora – torneremo a casa, presumibilmente in macchina, o magari anche in treno. Direi che il programma del viaggio non fa una grinza! Mia mamma mi chiede con fare pensieroso se sono “davvero” convinta di tornare a Roma dopo pochi giorni e soprattutto se sono “davvero” convinta di voler affrontare un viaggio così… “all’avventura”, ma direi che, appunto, la risposta è ovvia!

L’imprevisto

Mi chiama Adriana: un amico di Piacenza deve lavorare anche sabato pomeriggio, per cui i piani cambiano e si deve partire da Piacenza alle 15,30 circa… che si fa? Dopo qualche mezzora di indecisione decidiamo di prenotare online due voli: si parte sabato mattina da Malpensa alle 7,05, per le 8 siamo a Roma.

La partenza e l’arrivo

E così è. Cariche all’inverosimile a causa di sacco a pelo, materassino e aggeggi vari, dopo interi minuti persi all’aereoporto perché non riusciamo a trovare l’uscita (ma si può???), prendiamo il treno per arrivare alla stazione Termini. Evito di raccontare con troppi particolari la scena in cui la sottoscritta si fionda con una dozzini di chili di zaino sulle spalle a rincorrere il treno, nonostante esso sia già in partenza, mentre un tizio della ferrovia le urla “Next! Next!” (ma sembro straniera? Mah!) con grandi risate di Adriana… Ebbene, da Termini – molto stranamente per le nostre capacità – riusciamo ad uscire, e ci fiondiamo subito a poche centinaia di metri, in piazza della Repubblica, dove dovrebbe esserci una fantastica mostra su Giovanni Paolo II. Si tratta in realtà di cubi giganti con gigantografie di foto varie ovviamente ritraenti il Papa… Facciamo qualche foto, tiriamo fuori l’ombrello perché piove e tira vento e, cartina alla mia mano, inizia il nostro itinerario. Dopo la visita alla chiesa situata proprio in piazza Repubblica, imbocchiamo via Nazionale per raggiungere quella di Santa Maria Maggiore. Al suo esterno è già allestito un maxischermo che sta trasmettendo video su colui che verrà… “festeggiato” domani, ma non c’è tempo per commuoversi!

Santa Croce in Gerusalemme, San Giovanni in Laterano e… il rifocillamento in vista del Circo Massimo

Dopo Santa Maria Maggiore tocca a Santa Croce in Gerusalemme (ovviamente percorso sempre fatto a piedi sotto la pioggia e il vento), dove dobbiamo aspettare che termini un matrimonio per poter recarci alle relique assieme ad un folto gruppo di polacchi canterini. Da Santa Croce in Gerusalemme, la strada verso San Giovanni in Laterano è breve. Una tizia, sul palco del concerto del 1° maggio, sta provando una personale versione di una celebre canzone credo di Gino Paoli e che ora non ricordo più, ma in fretta entriamo nel porticato e quindi – dopo mezzora di lavoro da parte di Adriana per “raddrizzare” la sua mini bandiera del Venezuela – in chiesa. Una breve sosta al negozietto di immagini varie, preso d’assalto, per acquistare qualche pensiero per parenti e amici, e quindi attraversiamo la strada per recarci alla Scala Santa, meta ambita da Adriana. Dopo alcuni minuti di mia indecisione, memore della traumatica esperienza del sabato prima, Sabato Santo, proprio sulla Scala Santa, decido – per evitare di morire prima della Messa di beatificazione, non per altro – di lasciarla fare in ginocchio solo ad Adriana. Via di corsa quindi verso il Colosseo, perché sono già le 16 circa e vogliamo portarci vicine al Circo Massimo, i cui cancelli dicono che apriranno alle 18,30. Una breve sosta in un bar per fare il pieno di energie a base di tortellini panna e prosciutto e mezza pizza margherita a testa, e si riparte per il Circo Massimo. Ah, dimenticavo una cosa, che la parola del giorno è diventata ”meraviglia”, a causa delle tante volte in cui è stata pronunciata da Adriana soprattutto all’interno delle chiese appena visitate. Dopo aver fatto fare al mio piede destro un tuffo in una pozzanghera, arriviamo ai famosi “cancelli” del Circo Massimo. Sono le 18 circa e davanti a noi abbiamo solo una ventina o trentina di persone a quanto sembra. Non appena ci viene permesso, scendiamo nel prato e corriamo verso i primi metri davanti al palco e dietro alle file di sedie per le autorità, cercando di sorpassare chi abbiamo davanti.

L'”accampamento” al Circo Massimo

Troviamo un posticino proprio a un paio di metri dalle transenne, luogo accogliente in cui poter stendere sui sassi la mia mantella impermeabile spessa mezzo millimetro e reduce dalla Gmg di Sydney. Lo zaino lo metto subito dietro, per poterlo usare come vuole la mia tradizione come comodo schienale. Posto perfetto in cui schiacciare un mini pisolino e forse gli occhi qualche minuto li chiudo anche, almeno finchè non fa capolino un giornalista de L’Unità che vuole intervistarci. Dopo mezzora di intervista ad Adriana e dieci minuti a me, momento in cui al suo registratore abbiamo parlato di qualsiasi cosa possibile immaginabile, il tizio ha tenerezza e compassione di noi e ci regala pure la scatola della sua cena. Drizzo quindi le antenne e fiuto cibo nei paraggi. Lascio Adriana a curare gli zaini e faccio una visita turistica tra le persone accampate e su fino a degli stand non visti prima in cui si distribuiscono appunto frutta e scatole di cibo gratis. Faccio incetta e torno alla mia mantella rossa col bottino, ci conviene tenere qualcosa fino al giorno dopo. Sul maxischermo, che fortunatamente riusciamo a vedere benissimo così come il palco (per confermare la regola che riesco ad arrivare in anticipo solo a queste manifestazioni), iniziano a trasmettere video del Papa. Anzi, dei primi, trasmessi mentre sono ancora sdraiata a riposare e soprattutto far capire alla mia schiena che lo zaino non è più parte di lei e quindi può tornare ad essere normale, sento solo l’audio. E tanto basta per iniziare ad immergersi nel clima di “attesa” e “preparazione” al grande evento. I video scelti sono stupendi, nessuno visto in diretta da me ovviamente, vista la mia giovane età, ma le scene che riprendono sembrano avvenire in mezzo a noi e il Papa essere presente e rivolgersi a tutti coloro che ha davanti in carne ed ossa.

La Veglia

Ok, inizia la veglia. Un canto del Coro della Diocesi di Roma e quindi entra la presentatrice, spiegando appunto che la serata “non vuole essere un’operazione nostalgica, bensì un momento in cui capire quanto il Papa sia ancora presente in mezzo a noi”. Partono nuovi video, canti. Quindi è il momento delle tanto attese (almeno da me) testimonianze. Si inizia con Joaquin Navarro-Valls, mitico portavoce di Giovanni Paolo II per ben ventidue anni, che parla davvero da grande persona ricordando il “suo” Papa, parlando dell’importanza dei Sacramenti e puntualizzando alcune cose, tra cui il fatto che non è la Chiesa che renderà beato Giovani Paolo, bensì la Chiesa “attesterà” il fatto che egli è stato beato durante la sua vita. Incredibile vedere quanto anch’egli, davanti alle telecamere, si commuova ricordando, ma sempre con grande compostezza. Tocca quindi a Suor Marie Simone Pierre, la suora guarita dal morbo di Parkinson grazie al cui miracolo è stato avviato il processo di beatificazione. Emozionatissima anche lei, colpisce la sua semplicità. Stupisce inoltre la sua “naturalezza” nel parlare del miracolo ricevuto come se fosse una cosa di tutti giorni, ma al tempo stesso, ogni tanto, sembra chiedersi “Perché proprio io qui, ora?”. Una persona umilissima e davvero straordinaria nella sua semplicità. Infine il card. Dziwisz, che sembra essere quello più a suo agio col microfono. Parla apparentemente senza commozione, con grande simpatia e vigore, ricordando l’amicizia del Papa con Pertini e facendo sorridere i volti di chi, tra la folla, ha “già” le lacrime agli occhi. Infine conclude la serata un rosario recitato in diretta audio e video con sei santuari situati in ogni continente, scelta che fa respirare ai presenti un grande clima di “universalità”. Dagli schermi, fedeli polacchi, sudamericani, libanesi, africani… ci salutano e pregano assieme a noi. Tra una decina e l’altra, un canto tipico di quella nazione ci porta dalla tradizione popolare polacca fino ai tamburi africani.

L’ansia per San Pietro

Ah, dimenticavo di dire che, a metà veglia, inizio ad avere l’ansia di san Pietro, ovvero temo, stando lì al Circo Massimo, che intanto migliaia e migliaia di persone si stiano già accampando ai cancelli di via alla Conciliazione, per poter entrare in piazza San Pietro. Riusciremo noi ad entrarci o, stando qui, saremo costrette domani mattina a vedere l’intera celebrazione su un maxischermo? Decidiamo comunque di stare al Circo Massimo, nonostante gli sms che arrivano al mio cellulare dopo aver interpellato a riguardo un po’ di “informatori” non siano per niente promettenti: c’è già coda per entrare in San Pietro, nonostante siano le 21,30 e la piazza aprirà stanotte alle 5,30.

La “fuga” dal Circo Massimo

Ok la veglia è finita e la presentatrice invita tutti, “se possibile”, a non dormire, bensì a recarsi nelle sette chiese che rimarranno aperte tutta notte. Ma non si proccupi, che il rischio di dormire non lo corriamo di certo! Ci fiondiamo indietro per uscire, iniziamo già a superare gruppi e comitive e ovviamente, per fare prima, non è che ci incolonniamo pazientemente dietro tutti coloro che stanno lasciando il Circo Massimo dalle uscite “ufficiali”, come tutti (o quasi) gli altri. No: ci arrampichiamo per le pareti erbose pendenza 150% tutte ancora bagnate dalla pioggia, zaino sulle spalle… Gli ultimi metri sono tosti, non è facile stare in piedi, se uno cade casca con lo zaino da montagna per un po’ di metri metri in braccio a parecchie altre persone. Io continuo ad urlare ad Adriana “Metti i piedi in orizzontale”, ricordandomi gli unici insegnamenti tratti da una passeggiata in montagna di quando forse andavo ancora all’asilo (credo la prima ed ultima della mia vita). Do quindi la mano destra ad un volontario della Protezione Civile, uno dei tanti che si stanno schierano in cima alla parete erbosa per trarci vivi dal Circo Massimo (be’ dai adesso però sto esagerando), mentre tendo la mano sinistra ad Adriana che è ancora sotto di me e non riesce a muoversi senza scivolare, e così pian piano entrambe riusciamo a rimettere i piedi davvero “in orizzontale”.

Ok, ma non c’è tempo da perdere, perché il bello è solo iniziato: ora c’è da correre verso san Pietro, dalla parte opposta di Roma, cercando di superare più gente possibile (lo so, non sono normale e anche Adriana se n’è accorta o più che altro ne ha avuta la conferma). Il delirio è cominciato!

(1 – CONTINUA, se qualcuno ha avuto il coraggio di arrivare fin qua e avrà il coraggio di continuare a leggere)

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